Apple e OpenAI verso il divorzio? La partnership AI che doveva rivoluzionare Siri ora rischia di finire in tribunale
La collaborazione tra Apple e OpenAI rischia di finire in tribunale. Scopri le ragioni, le accuse di OpenAI e le preoccupazioni di Apple sulla privacy.
Apple e OpenAI verso il divorzio? La partnership AI che doveva rivoluzionare Siri ora rischia di finire in tribunale

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Dall’entusiasmo del WWDC 2024 alle tensioni legali: perché l’accordo tra Apple e OpenAI potrebbe rompersi e cosa cambierebbe davvero per gli utenti iPhone
Quando Apple annunciò la partnership con OpenAI durante il WWDC 2024, il messaggio era chiarissimo: Siri avrebbe finalmente fatto il salto di qualità. Dopo anni di ritardi, battute e confronti impietosi con Alexa e Google Assistant, Cupertino sembrava pronta a rilanciare il proprio ecosistema AI grazie all’integrazione di ChatGPT dentro iPhone, iPad e Mac.
Per molti utenti Apple fu un momento storico. Finalmente Siri avrebbe potuto comprendere richieste complesse, generare testi, riassumere documenti e gestire conversazioni molto più naturali. Sembrava l’inizio di una nuova e invece, a distanza di quasi due anni, quella che doveva essere una collaborazione strategica rischia di trasformarsi in uno scontro legale clamoroso.
Secondo Bloomberg, OpenAI starebbe infatti valutando azioni legali contro Apple per presunte violazioni contrattuali e per i risultati economici considerati molto inferiori alle aspettative. Una situazione che racconta benissimo quanto sia diventato delicato il mercato dell’intelligenza artificiale, soprattutto quando si scontrano due colossi con filosofie completamente diverse.
Partnership Apple OpenAI: come era nato l’accordo
La partnership Apple OpenAI nasce ufficialmente nel giugno 2024, anche se le trattative tra le due aziende erano iniziate mesi prima. Bloomberg aveva anticipato già ad aprile e maggio 2024 che Apple fosse in trattativa sia con OpenAI sia con Google per integrare modelli AI dentro iOS 18.
Alla fine scelse ChatGPT.
La strategia era molto semplice: Apple avrebbe mantenuto il controllo dell’esperienza utente e della privacy, mentre OpenAI avrebbe fornito la parte “intelligente” delle richieste più avanzate. In pratica Siri avrebbe fatto da intermediario. Quando necessario, alcune domande sarebbero state inoltrate a ChatGPT.
Durante il keynote del WWDC sembrava tutto perfetto. Craig Federighi parlava di una Siri finalmente più utile, più contestuale e più potente. Sam Altman, CEO di OpenAI, celebrava pubblicamente l’accordo.
Dietro le quinte però la situazione era probabilmente molto meno rosea di quanto apparisse.
Secondo diverse indiscrezioni, l’accordo non prevedeva pagamenti diretti significativi da parte di Apple. Cupertino avrebbe “ripagato” OpenAI attraverso la distribuzione e la visibilità garantita a ChatGPT all’interno dell’ecosistema iPhone.
Ed è proprio qui che sarebbe nato il problema.
OpenAI accusa Apple: “ChatGPT troppo nascosto”
Secondo Bloomberg, OpenAI ritiene che Apple abbia limitato fortemente la visibilità di ChatGPT dentro iOS, iPadOS e macOS.
Sì, è vero: Siri può interrogare ChatGPT. Ma nella pratica quotidiana molti utenti nemmeno sanno che questa funzione esiste.
E onestamente, da utilizzatore Apple quotidiano, capisco perfettamente il punto. L’integrazione attuale è quasi invisibile. Apple ha costruito un sistema in cui l’utente percepisce tutto come “Siri”, mentre OpenAI rimane sullo sfondo.
Per l'azienda questa è una scelta assolutamente coerente con la propria filosofia. Apple vuole controllare l’esperienza utente dall’inizio alla fine. Non vuole che un servizio esterno diventi protagonista dentro iPhone.
Ma dal punto di vista di OpenAI la situazione cambia completamente.
La società di Sam Altman sperava che l’accordo con Apple portasse miliardi di dollari in nuovi abbonamenti ChatGPT Plus e un’esplosione dell’utilizzo globale del servizio. Secondo le fonti riportate da Bloomberg, quei risultati “non si sono nemmeno avvicinati” alle aspettative iniziali.
Ed ecco perché OpenAI starebbe valutando l’invio di una notifica formale per presunta violazione contrattuale.
Apple non si fida davvero di OpenAI?
La cosa interessante è che le tensioni sembrano reciproche.
Bloomberg sostiene che anche Apple abbia parecchie perplessità nei confronti di OpenAI, soprattutto sul tema privacy. Ed è qui che emerge uno scontro culturale enorme tra le due aziende.
Apple ha costruito il proprio brand attorno alla protezione dei dati personali. Da anni Tim Cook ripete che “la privacy è un diritto umano fondamentale”.
OpenAI invece vive di modelli AI addestrati su enormi quantità di dati e di un approccio molto più aperto e aggressivo all’innovazione.
L'azienda teme probabilmente che eventuali problemi legati alla gestione dei dati possano danneggiare l’immagine dell’iPhone.
Ed è anche per questo motivo che Apple avrebbe sempre evitato una integrazione totale di ChatGPT dentro il sistema operativo.
Di fatto Siri oggi utilizza OpenAI quasi come “motore esterno”, ma mantenendo una forte separazione tra i due mondi.
Il progetto segreto con Jony Ive che avrebbe irritato Apple
C’è poi un altro elemento che avrebbe peggiorato ulteriormente i rapporti: il progetto hardware AI di OpenAI insieme a Jony Ive.
E qui la questione si fa quasi personale.
Jony Ive non è un designer qualsiasi. È letteralmente una delle figure più importanti della storia Apple. L’uomo dietro iPhone, iMac, iPad e buona parte dell’identità moderna.
Sapere che oggi sta collaborando con Sam Altman alla creazione di nuovi dispositivi AI avrebbe irritato parecchio Apple.
Perché? Semplice.
Se OpenAI riuscisse davvero a creare un nuovo device rivoluzionario basato sull’intelligenza artificiale, potrebbe diventare un concorrente diretto dell’iPhone nel lungo periodo.
Ed è evidente che Apple non abbia alcuna intenzione di aiutare un potenziale rivale a crescere troppo dentro il proprio ecosistema.
iOS 27 cambierà tutto: arrivano Gemini e Claude
Nel frattempo Apple starebbe già preparando il “piano B”.
Secondo le indiscrezioni più recenti, con iOS 27 Cupertino introdurrà un sistema molto più aperto che permetterà agli utenti di scegliere diversi modelli AI all’interno di Siri.
Non più solo ChatGPT.
Si parla infatti dell’integrazione di Google Gemini e Claude di Anthropic come alternative ufficiali.
Una svolta enorme.
In pratica Siri diventerebbe una sorta di piattaforma neutrale capace di interfacciarsi con più modelli AI contemporaneamente.
E guardandola da fuori, sembra chiaramente una mossa pensata per ridurre la dipendenza da OpenAI.
Apple vuole evitare di trovarsi nella stessa situazione vissuta anni fa con Google Search: un partner diventato troppo potente e troppo indispensabile.
Chi rischia davvero di più?
La domanda vera è questa.
Apple può permettersi di perdere OpenAI?
Probabilmente sì.
Apple ha abbastanza risorse economiche per cambiare partner, sviluppare modelli proprietari o creare un ecosistema multi-AI.
OpenAI invece rischia di perdere una vetrina gigantesca: oltre due miliardi di dispositivi Apple attivi nel mondo.
Ed è proprio questo il punto centrale della vicenda.
La partnership Apple OpenAI era nata come una collaborazione win-win. Apple otteneva finalmente un’intelligenza artificiale competitiva senza svilupparla da zero. OpenAI otteneva accesso all’ecosistema consumer più redditizio del pianeta.
Ma oggi entrambe sembrano aver capito che l’altra parte potrebbe diventare troppo ingombrante.
E quando succede nel mondo tech, spesso il finale è uno solo: separazione.
Con buona pace degli utenti che speravano finalmente in una Siri davvero rivoluzionaria.